Ridurre il rischio di demenza: cosa è utile fare nella vita quotidiana

Due adulti mentre passeggiano lungo un vialetto soleggiato in un giardino; la targhetta con i ritratti di Anna e Herbert in basso a destra.

Chi desidera ridurre il proprio rischio di demenza trova molte promesse e ancora più consigli specifici per la vita quotidiana. È più utile adottare una visione sistematica dei fattori di rischio modificabili, dell’assistenza medica adeguata e delle abitudini che possono essere adottate a lungo termine. Ciò non garantisce tuttavia di non ammalarsi mai di demenza. La prevenzione dovrebbe offrire possibilità di intervento e non generare sensi di colpa.

Nel luglio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiornato le proprie linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza. Esse combinano abitudini salutari con il trattamento delle patologie correlate e la considerazione dei fattori ambientali. Questo approccio di ampio respiro è più sensato rispetto alla ricerca di un singolo alimento, esercizio fisico o prodotto che prometta una protezione completa. [1]

Ridurre il rischio di demenza: cosa significa realmente questo termine

La demenza descrive i disturbi della memoria, del pensiero e delle capacità quotidiane che possono derivare da diverse patologie cerebrali. Non è necessariamente un fenomeno legato all’invecchiamento. L’OMS indica come fattori influenti, oltre alle malattie e alle abitudini di vita, anche le condizioni sociali e i fattori ambientali. Pertanto, il rischio dipende solo in parte dalle scelte personali. [2]

La riduzione del rischio modifica le probabilità. Non consente una previsione certa per un singolo individuo. Ne consegue quindi che, se una persona si ammala nonostante abbia abitudini sane, ciò non dimostra un fallimento personale. Allo stesso modo, un singolo fattore di rischio non significa che la malattia si manifesterà inevitabilmente. Questa distinzione aiuta ad attuare le raccomandazioni con fiducia e, al contempo, con aspettative realistiche.

Nella vita di tutti i giorni, quindi, una domanda più utile di „Sto facendo tutto nel modo giusto?“ è: quali sono uno o due cambiamenti che, dal punto di vista medico, hanno senso per me e sono concretamente realizzabili? La risposta potrebbe essere, per una persona, un trattamento più efficace per la pressione arteriosa, mentre per un’altra potrebbe trattarsi di una visita audiologica o di un sostegno per poter tornare a partecipare alle attività di gruppo.

Adattare l'attività fisica alle proprie capacità

Secondo l’OMS, un’attività fisica regolare favorisce la salute fisica e mentale e può ridurre il rischio di diverse malattie croniche. Per gli adulti, l’organizzazione raccomanda in linea di massima almeno da centocinquanta a trecento minuti di attività fisica di intensità moderata alla settimana, oltre ad attività di rafforzamento muscolare. Per le persone anziane si aggiungono esercizi per l’equilibrio e le capacità funzionali. L’attività fisica dovrebbe essere adeguata alle condizioni di salute e alla resistenza fisica di ciascuno. [3]

Un valore indicativo generale non significa che si debba iniziare immediatamente un programma completo. Valutate innanzitutto quali attività fisiche sono già presenti nella vostra vita quotidiana e quali forme di esercizio sono alla vostra portata. In caso di malattie, dolori, rischio di cadute o evidenti problemi di resistenza fisica, discutete le opzioni più adatte con un professionista. Anche il supporto per raggiungere il luogo dell’allenamento o un gruppo adatto possono essere determinanti.

Formulate in modo concreto il passo successivo: fissare un appuntamento di consulenza, valutare un’offerta adeguata o percorrere insieme un tragitto familiare. Verificate poi se la portata e lo svolgimento sono adeguati. È più utile instaurare un’abitudine sostenibile piuttosto che scegliere un piano destinato a fallire già a causa dei requisiti organizzativi.

Prendere sul serio la salute dei vasi sanguigni e la pressione arteriosa

Lo studio SPRINT-MIND ha riscontrato una minore incidenza di disturbi cognitivi lievi nel gruppo sottoposto a un trattamento più intensivo della pressione arteriosa. Per quanto riguarda la demenza, nella valutazione iniziale la differenza non era statisticamente significativa. Inoltre, il trattamento più intensivo comportava possibili effetti collaterali. Lo studio sottolinea l’importanza di una gestione ben calibrata della pressione arteriosa; non giustifica tuttavia un valore target unico né una modifica autonomica della terapia farmacologica per tutte le persone. [4]

In occasione della sua prossima visita di controllo, può chiedere quali controlli della pressione arteriosa siano opportuni e come debbano essere valutati i valori. Se effettua le misurazioni a casa, si faccia illustrare la procedura e chiarisca quando è necessario rivolgersi al medico. Un singolo valore isolato è meno utile di una serie di misurazioni coerente, da valutare nel suo insieme.

Includete nella pianificazione anche le patologie già note. È fondamentale poter discutere dei controlli concordati, del trattamento e dei possibili effetti collaterali. Una strategia per la salute del cervello deve tenere conto della situazione sanitaria nel suo complesso. Non dovrebbe portare ad assumere i farmaci in dosi maggiori o con maggiore frequenza rispetto a quanto prescritto, per paura della demenza.

L’ascolto e la partecipazione vanno di pari passo

Lo studio ACHIEVE ha esaminato l’uso di apparecchi acustici negli anziani con perdita uditiva non trattata. Nell’intero gruppo di studio, dopo tre anni non è emersa alcuna differenza significativa nell’esito cognitivo primario. Tuttavia, in un’analisi prestabilita, gli effetti differivano tra i gruppi con livelli di rischio iniziale diversi. I risultati suggeriscono un approccio differenziato e non avallano l’affermazione secondo cui gli apparecchi acustici prevengano la demenza in ogni persona. [5]

Indipendentemente da una valutazione individuale del rischio, vale la pena affrontare i problemi uditivi concreti. Se le conversazioni diventano faticose, potete annotare in quali situazioni ciò si manifesta: in gruppo, al telefono o in presenza di rumori di fondo. Questi esempi facilitano la valutazione. Se viene raccomandato un intervento, informatevi anche sul periodo di adattamento, sulla regolazione e sugli ulteriori appuntamenti di controllo.

Nelle attività di gruppo, è utile concordare alcuni aspetti pratici. Chiedete quale sia il posto a sedere più adatto e se sia meglio parlare uno dopo l’altro. Evitate di organizzare le cose senza coinvolgere la persona in questione. La pianificazione dovrebbe tenere conto dei suoi desideri e delle sue possibilità, anziché basarsi esclusivamente su un obiettivo di prevenzione astratto.

Rendere l’alimentazione una base solida

L’OMS definisce una dieta varia, ricca di verdura, frutta, legumi e prodotti integrali, come parte integrante di un’alimentazione sana. Ne fanno parte anche un apporto adeguato di sostanze nutritive e la limitazione di quantità eccessive di sale, zuccheri liberi e determinati grassi. La composizione esatta dipende, tra l’altro, dalla situazione di vita, dagli alimenti disponibili e dalle esigenze di salute. [6]

Verificate quindi innanzitutto quali siano le condizioni che consentono un’alimentazione adeguata nella vita quotidiana. È facile fare la spesa e preparare i pasti? Ci sono difficoltà nella masticazione, nella deglutizione o nel mangiare in compagnia? Il sostegno è sufficiente se la persona vive da sola? Un buon piano tiene conto di tali presupposti, invece di limitarsi a fornire un elenco di alimenti consigliati.

Le raccomandazioni aggiornate dell’OMS sconsigliano l’uso di integratori di vitamina B o vitamina E, integratori di omega-3 o combinazioni di multivitaminici e minerali al solo scopo di prevenire la demenza, in assenza di una carenza diagnosticata. Il trattamento di una carenza accertata è un altro discorso e va valutato caso per caso. Una promessa di prevenzione riportata sulla confezione non sostituisce questa valutazione. [1]

Favorire gli interessi intellettuali e i contatti sociali

L’OMS include la stimolazione cognitiva, l’allenamento cognitivo e le attività sociali nelle sue raccomandazioni per la riduzione del rischio. Si tratta di attività rivolte a persone con capacità intellettive normali o con lievi limitazioni cognitive. Da ciò non si può dedurre alcuna garanzia riguardo a una determinata app, a un libretto di enigmi o a una durata giornaliera prestabilita degli esercizi. [1]

Scegliete qualcosa che abbia un significato che vada oltre lo scopo dell’esercizio: un gruppo di discussione, suonare insieme, un corso o dedicarsi a un ambito di interesse che vi è familiare. Spesso sono le piccole questioni pratiche a rivelarsi decisive per la realizzazione. Il luogo è facilmente raggiungibile? Le informazioni sono ben leggibili? Il ritmo è adeguato? C’è qualcuno che lo accompagni al primo appuntamento?

Anche mantenere i contatti non deve necessariamente diventare un’impresa titanica. Un appuntamento fisso o una telefonata programmata regolarmente sono spesso più facili da pianificare rispetto al generico proposito di frequentare di più le persone. Se un’attività non va bene, può essere modificata. Il valore di un incontro non dipende dal fatto che, al termine, si possa misurare una prestazione mnemonica.

Tenere conto del sonno e del riposo

Un tempo sufficiente per dormire, routine regolari e un ambiente adeguato per il sonno rientrano tra le raccomandazioni dell’NHLBI per abitudini di sonno sane. Questi consigli favoriscono la salute generale; non costituiscono tuttavia una prova che una singola misura relativa al sonno prevenga la demenza. I problemi di sonno persistenti dovrebbero essere affrontati in modo mirato, anziché cercare di risolverli solo con continui tentativi fai-da-te. [9]

In vista del colloquio, annoti se si nota soprattutto difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti o una marcata sonnolenza diurna. Anche le informazioni fornite da una persona di fiducia possono essere utili, purché lei sia d’accordo. Insieme potremo chiarire quali osservazioni siano rilevanti e se siano necessari ulteriori accertamenti.

Fare accertamenti tempestivi in caso di alterazioni della memoria

Il portale austriaco dedicato alla salute raccomanda, in caso di problemi persistenti relativi alla memoria, all’orientamento o ad altre capacità cognitive, di rivolgersi innanzitutto al proprio medico di famiglia o a un centro di assistenza primaria. La valutazione comprende un colloquio sull’insorgenza e il decorso dei sintomi, esami clinici e, a seconda della situazione, test o analisi di laboratorio. Successivamente, un medico specialista o un ambulatorio specializzato nella memoria potrà chiarire ulteriori aspetti. [7]

Fornite esempi concreti: quale attività a voi familiare risulta più difficile, quali cambiamenti avete notato e da quando? Se desiderate un accompagnamento, discutete in anticipo quali osservazioni questo dovrebbe integrare. Un colloquio rispettoso lascia alla persona interessata lo spazio per esprimere il proprio punto di vista. La valutazione ha lo scopo di fornire un orientamento e consentire un sostegno adeguato.

Anche dopo la diagnosi, è importante continuare a ricevere sostegno

Secondo quanto riportato dal portale austriaco dedicato alla salute, la malattia di Alzheimer non è attualmente curabile. Il trattamento persegue tuttavia obiettivi importanti: rallentare la progressione della malattia e preservare il più a lungo possibile l’autonomia e la qualità della vita. Le misure mediche e di supporto da adottare dipendono dalla diagnosi precisa, dallo stadio della malattia e dalla situazione individuale. [8]

La prevenzione e l’assistenza non dovrebbero quindi essere messe in contrapposizione. Chi presenta già dei disturbi non ha bisogno innanzitutto di uno stile di vita più rigoroso, ma di una valutazione adeguata e di una consulenza. Concordate insieme i prossimi appuntamenti, i referenti a cui rivolgersi e gli aiuti pratici. Anche i familiari potrebbero aver bisogno di sostegno e di un po’ di sollievo.

Una pianificazione personale chiara e semplice

Scegliete un passo successivo di natura medica e uno legato alla vita quotidiana. Ad esempio, potete fissare un controllo della pressione arteriosa o dell’udito e, allo stesso tempo, organizzare un’attività sociale regolare. Annotate di quale aiuto avete bisogno per farlo. Verificate in seguito se il piano è stato effettivamente realizzabile. Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce la consulenza medica individuale.

Fonti e ulteriori informazioni

  1. OMS (2026): Nuove linee guida dell’OMS sulla riduzione del rischio di demenza. Consultato il 27 ottobre 2026.
  2. OMS: Demenza. Consultato il 27 ottobre 2026.
  3. OMS: Attività fisica. Consultato il 27 ottobre 2026.
  4. NHLBI: Studio SPRINT (Systolic Blood Pressure Intervention Trial). Consultato il 27 ottobre 2026.
  5. Lin et al. (2023): Intervento uditivo rispetto al gruppo di controllo con educazione sanitaria – ACHIEVE. Consultato il 27 ottobre 2026.
  6. OMS: Alimentazione sana. Consultato il 27 ottobre 2026.
  7. Portale della sanità pubblica austriaco: Demenza – Diagnosi. Consultato il 27 ottobre 2026.
  8. Portale della sanità pubblica austriaca: morbo di Alzheimer. Consultato il 27 ottobre 2026.
  9. NHLBI: Privazione e carenza di sonno – Abitudini di sonno sane. Consultato il 27 ottobre 2026.

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